Lo senti prima ancora di vederlo. Entri nel bar che sono da poco passate le sette, la saracinesca è ancora mezza abbassata e dal retro arriva un odore caldo di burro e crema che ti ferma sulla porta. Il barista non chiede nemmeno cosa vuoi. Prende un pasticciotto dal vassoio appena uscito dal forno, lo appoggia sul piattino e lo spinge verso di te. È ancora tiepido. È così che comincia una mattina a Lecce.
Qui il pasticciotto non è un dolce. È un modo di svegliarsi.
Immagina un guscio di pasta frolla, dorato e lucido, grande quanto il palmo di una mano. Dentro, crema pasticcera tiepida, densa al punto giusto. La forma è ovale, un po’ bombata, come un piccolo uovo. Il fondo è più spesso, la superficie liscia e leggermente ambrata.
La differenza la fa la temperatura. Il pasticciotto si mangia appena sfornato, quando la frolla è ancora fragrante e la crema al centro conserva il calore del forno. Freddo è un altro dolce: buono, ma un’altra cosa. Per questo i bar di Lecce li sfornano a ondate per tutta la mattina, e per questo chi lo sa arriva presto.
Nessuno a Lecce ti dirà mai a voce che il pasticciotto va a colazione. Semplicemente, è così.

Lo vedi dai gesti. L’operaio che si ferma in piedi al banco alle sei e mezza, il caffè e il pasticciotto consumati in tre minuti prima del turno. Le signore che dopo la messa si siedono al tavolino e ne ordinano uno a testa, con il cappuccino. Gli studenti che ne comprano uno da portare via, avvolto in un tovagliolo di carta che si macchia subito. È il rito che unisce tutta la città, prima che la giornata cominci davvero.
C’è una sola avvertenza che vale la pena raccogliere: il pasticciotto ti sazia. Uno è colazione piena. Due sono un’ambizione.
La storia porta a Galatina, a una ventina di minuti da Lecce, e a una data che i pasticceri del posto ripetono con orgoglio: il 1745.
Si racconta che in una pasticceria del paese, la Ascalone, un giovane pasticciere alle prese con avanzi di frolla e crema li assemblò in piccole porzioni per non buttare nulla. Il risultato piacque a tal punto da diventare un dolce a sé. Il nome, dicono, nacque dall’entusiasmo del primo assaggio: questo è un pasticcio ottimo. Leggenda o meno, la pasticceria Ascalone esiste ancora, e a Galatina il pasticciotto si mangia con la sensazione di essere alla fonte.
Da lì il dolce ha conquistato tutto il Salento e oggi è uno dei simboli più riconoscibili della cultura locale, insieme al rustico e alla puccia.
Il classico è e resta quello alla crema. Ma nel giro di pochi banconi puoi incontrarne diverse versioni.
Il consiglio, la prima volta, è di non complicarsi la vita: crema, tiepido, con un caffè. Il resto viene dopo.
Non serve un indirizzo preciso. A Lecce i bar storici del centro storico lo sfornano ogni mattina, e ne trovi di ottimi anche nei quartieri fuori dal giro turistico, spesso a un prezzo più onesto e con la fila giusta di gente del posto.
La regola pratica è una sola: segui l’orario del forno, non quello del turista. Chiedi al banco quando esce la prossima infornata e regolati. Un pasticciotto preso alle otto e uno preso alle undici raccontano due Lecce diverse.
E se capiti a Galatina, allunga fino alla piazza: unire la leggenda al primo morso è un piccolo lusso che costa pochi minuti di strada.
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