Il tamburello non lo senti subito. Prima arriva come un battito nel petto, poi capisci che viene da una piazza due strade più in là. È fine agosto, sono le undici di sera e l’asfalto restituisce ancora il calore del giorno. Una signora ha portato la sedia fuori dal portone. Un ragazzo attraversa correndo con due birre in mano. Sotto il campanile, qualcuno ha già cominciato a ballare.
Questa è l’estate salentina che non si guarda: si balla.
Per capire La Notte della Taranta bisogna fare un passo indietro di qualche secolo, in una campagna dove le donne lavoravano nei campi di tabacco e di grano.
La leggenda — ma era molto più di una leggenda — raccontava del morso della taranta. Chi ne era colpita, la tarantata, cadeva in una crisi che nessun medico sapeva sciogliere. L’unica cura era la musica: si chiamavano i suonatori in casa, si spostavano i mobili, si stendeva un lenzuolo bianco a terra. E si suonava per ore, a volte per giorni, finché il corpo non si liberava.
Negli anni Cinquanta l’antropologo Ernesto de Martino venne quaggiù a studiare tutto questo e ne uscì un libro che si intitola La terra del rimorso. Ancora oggi, il 29 giugno, la cappella di San Paolo a Galatina è un luogo che si visita con un certo silenzio addosso: era lì che le tarantate arrivavano dopo la notte di danza.
Da quel rito è nata la pizzica, che oggi ha due anime. C’è la pizzica pizzica, quella del corteggiamento, ballata a coppie con il fazzoletto rosso. E c’è la danza delle spade, la scherma, un duello simbolico a colpi di dita che si fa ancora nella notte tra il 15 e il 16 agosto a Torrepaduli, attorno al santuario di San Rocco, fino all’alba.
Il Festival La Notte della Taranta nasce nel 1998 e attraversa ogni estate i paesi della Grecìa Salentina, l’area dove ancora si parla il griko: Corigliano d’Otranto, Martano, Sternatia, Calimera, Zollino, Martignano. Due settimane di concerti nelle piazze, gratuiti, con le nonne alle finestre e i tavoli dei bar tirati fuori sul selciato.
Poi arriva l’ultimo sabato di agosto, e tutto converge a Melpignano.
Il Concertone si tiene nel piazzale davanti all’ex Convento degli Agostiniani. È gratuito. Arriva a raccogliere più di centomila persone. Sul palco c’è l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta — tamburelli, violino, organetto, chitarra battente — guidata ogni anno da un maestro concertatore diverso: negli anni si sono alternati nomi come Stewart Copeland, Ludovico Einaudi, Goran Bregović, Carmen Consoli, ognuno con la sua idea di come far incontrare la tradizione con qualcos’altro.
Il risultato non è mai un concerto di musica antica. È una cosa più strana e più viva: settemila anni di tamburello che finiscono dentro un arrangiamento sinfonico, o rock, o elettronico. E cinquantamila persone che ballano nello stesso momento la stessa cosa.
Si finisce verso le tre. Alcuni verso l’alba.
Il Salento d’agosto suona anche altrove. Ci sono le sagre di paese, quelle vere, dove si mangia sotto le luminarie e l’orchestrina attacca alle nove: la sagra della puccia, quella del pesce fritto, quella della municeddha a Cannole. Ci sono le feste patronali con le luminarie che trasformano una via qualunque in una cattedrale di luce. E c’è la notte di San Rocco a Torrepaduli, che di tutte è la più antica e la meno turistica.
E poi c’è Lecce, che ad agosto resta accesa fino a tardi. Non serve andare lontano: capita di sentire un tamburello anche in una corte del centro storico, tra la pietra dorata del barocco leccese e un bicchiere di negroamaro sul tavolino.
Melpignano è a poco più di mezz’ora da qui. Le piazze della Grecìa Salentina anche meno.
A pochi minuti dal nostro hotel puoi partire per il Concertone e tornare a notte fonda con le orecchie che ancora vibrano, sapendo che la mattina dopo ti aspetta una colazione senza fretta e un mare a venti minuti. Se vieni in agosto, diccelo: ti aiutiamo a orientarti tra le date, le navette e i paesi dove la pizzica si balla senza palco.
Viale Alfieri, 11 – 73100 Lecce
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