Ci sono due fuochi che accendono l’anno in questa terra. Uno arde a gennaio, quando il freddo taglia le campagne e il cielo è di un blu duro. L’altro brucia ad agosto, tra luminarie e caldo che non molla nemmeno a notte fonda. Sembrano opposti, e in un certo senso lo sono. Ma raccontano la stessa cosa: un Salento che non festeggia per i turisti, ma perché è sempre stato così.
Due feste, due stagioni, due modi di stare insieme. E in mezzo, tutto un anno di attesa.
Il 24, 25 e 26 agosto Lecce si ferma per il suo santo protettore. Sant’Oronzo fu, secondo la tradizione, il primo vescovo della città, e nei secoli è diventato molto più di una figura religiosa: è l’identità della città fatta persona. La sua colonna svetta al centro di Piazza Sant’Oronzo, lì dove la statua guarda dall’alto l’anfiteatro romano e il viavai di chi attraversa il centro storico.
La devozione ha una radice precisa. Nel 1656, mentre la peste devastava il Regno di Napoli, Lecce ne uscì quasi indenne. La città attribuì la salvezza al suo santo, e da allora la festa di agosto è insieme ringraziamento e orgoglio.
Il momento in cui la senti addosso è la sera. Le vie del centro si trasformano sotto le luminarie, le paratùre di legno e luci che disegnano archi e volte sopra la tua testa, alte come navate. Cammini sotto una cattedrale luminosa a cielo aperto, tra il profumo delle bancarelle, la copeta di mandorle, i palloncini che sfuggono dalle mani dei bambini. La banda suona da un palco, la processione attraversa la folla, e a chiudere tutto arrivano i fuochi d’artificio, spesso dalla parte delle mura.

È una festa di popolo, calda e affollata, dove il sacro e la fiera convivono senza imbarazzo. La processione e la messa da una parte, la giostra e il torrone dall’altra. A Lecce, ad agosto, è normale così.
Poi c’è l’altro fuoco, quello vero, quello che si vede da chilometri di distanza.
A Novoli, una ventina di minuti da Lecce, la notte tra il 16 e il 17 gennaio si accende la Fòcara: uno dei falò più grandi del Mediterraneo, costruito in onore di Sant’Antonio Abate. Non è una catasta improvvisata. È un’architettura di fuoco, alta decine di metri, tirata su nell’arco di settimane dai maestri focaristi con migliaia di fascine di sarmenti, i tralci potati delle vigne del Salento.
Nei giorni prima la puoi visitare da vicino, camminarci attorno, salire fin dove è consentito per guardarla dall’alto. È una cattedrale di legna secca che sa di vite e di terra. Poi cala la sera del 16, la piazza si riempie, e il fuoco parte.
Le fiamme salgono altissime nel cielo di gennaio, il calore ti arriva addosso a decine di metri, le scintille salgono come uno stormo. Sopra, i fuochi d’artificio disegnano la volta. Sotto, migliaia di persone in cappotto, il fiato che fa vapore, il vino caldo nei bicchieri di plastica. C’è chi dice una preghiera, chi scatta foto, chi resta solo a guardare, in silenzio, il fuoco che divora l’inverno.
La Fòcara affonda le radici in un gesto antico: bruciare il vecchio per fare spazio al nuovo, chiedere al santo protezione per gli animali e per l’anno che comincia. Un rito contadino diventato, negli anni, una delle feste popolari più impressionanti del Sud.
Messe una accanto all’altra, queste feste raccontano meglio di qualsiasi guida cosa sia davvero questa terra.
Una è d’estate, l’altra d’inverno. Una nasce in città, tra il barocco leccese e le piazze del centro; l’altra nella campagna, tra le vigne spoglie di gennaio. Ma entrambe hanno lo stesso cuore: la comunità che si ritrova attorno a un fuoco, il sacro che si intreccia alla festa, la voglia di stare insieme che qui non è mai passata di moda.
Chi visita il Salento solo ad agosto ne conosce una metà. L’altra metà arde a gennaio, quando i turisti sono lontani e la festa torna a essere soltanto della gente del posto.
Che tu venga in piena estate o nel cuore dell’inverno, il Salento ha una festa pronta ad accoglierti. Le luminarie di agosto a due passi, la Fòcara a venti minuti di strada.
A pochi minuti dal nostro hotel puoi vivere la Lecce delle sere di Sant’Oronzo e, se scegli gennaio, raggiungere Novoli per una notte che non somiglia a nessun’altra. Ti aspettiamo per raccontarti le date, gli orari e i posti migliori da cui guardare il fuoco salire.
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