C’è un momento preciso, a Lecce, in cui capisci che è ora di andare al mare. Sono le nove e mezza del mattino, la pietra dei palazzi ha già cambiato colore, e l’aria sotto i portici comincia a farsi densa. Qualcuno in bottega tira giù la tenda. Tu finisci il caffè in ghiaccio con latte di mandorla, guardi l’orologio e pensi: quanto ci vorrà?
La risposta onesta è: dipende. Ma meno di quanto immagini.
Lecce ha una posizione insolita per una città salentina. Non sta sul mare, sta in mezzo ai due mari. Da Piazza Sant’Oronzo puoi puntare a est verso l’Adriatico o a ovest verso lo Ionio, e in entrambi i casi sei sulla sabbia prima che il ghiaccio nel bicchiere si sia sciolto del tutto. Questo articolo serve a dirti quanto ci metti sul serio, non quanto dice il navigatore alle sei del mattino di aprile.
Prima delle distanze, un consiglio che qui sanno tutti e che nessuna guida scrive.
Se soffia da levante o da scirocco, l’Adriatico si arrabbia: onda corta, bandiera che schiocca, alghe sulla battigia. In quel caso attraversi la penisola e vai sullo Ionio, che sarà piatto come una piscina. Se invece tira maestrale o ponente, succede il contrario: lo Ionio si increspa e la costa adriatica diventa un vetro.
Attraversare il Salento nel punto più stretto significa quaranta minuti scarsi. È il vero lusso di stare a Lecce: puoi cambiare mare a metà mattina e non hai perso la giornata.
È la marina di Lecce, quella dove i leccesi vanno a fare il bagno dopo il lavoro. Ci arrivi in linea retta lungo la strada che taglia le campagne, tra muretti a secco e fichi d’India polverosi. Non è la spiaggia da cartolina del Salento, ed è proprio questo il punto: trovi la scogliera bassa, i ragazzini che si tuffano dal molo, i chioschi con le bibite nel frigorifero a pozzetto e le famiglie che apparecchiano davvero, con la tovaglia.
D’estate c’è anche il bus urbano dal centro. Comodo se hai lasciato l’auto in albergo.
Salendo verso nord la costa si ammorbidisce in spiagge di sabbia chiara interrotte da torri costiere cinquecentesche. Dietro le dune c’è la pineta di Rauccio, dove l’aria sa di resina e di elicriso anche a mezzogiorno. Sono spiagge lunghe, ventose, perfette se cerchi spazio e non ti interessa il mare da fotografia.
Qui cambia tutto. Una baia perfetta, chiusa a sud da due faraglioni che la leggenda locale racconta come due sorelle tuffatesi in mare per non separarsi. Sabbia finissima, acqua che passa dal verde al blu in tre metri. È bellissima e lo sanno in molti: se ci vai in agosto, parti prima delle nove o vai dopo le cinque, quando la luce si abbassa e la spiaggia si svuota.
Niente sabbia: qui è roccia bianca scavata dal mare, archi naturali, piccole insenature dove ti cali con la scaletta. La Grotta della Poesia, a Roca Vecchia, è una piscina naturale circondata da rovine messapiche. Va vista, ma va vista presto: a metà giornata è una fila di persone in attesa del tuffo.
L’ultima spiaggia prima di Otranto, raggiungibile solo a piedi attraversando una pineta di duecento metri che profuma di ago caldo. Vale il tratto in più, soprattutto se poi ti fermi a Otranto per il tramonto e una cena sulle mura.
Attraversi il Salento interno, tra oliveti e paesi con le piazze deserte a mezzogiorno, e sbuchi su un mare che sembra tropicale per errore geografico. Acqua bassa e calda, fondale sabbioso, l’isola dei Conigli a poche bracciate. È la costa ideale se viaggi con i bambini: si cammina per venti metri e l’acqua arriva ancora al ginocchio.
Dune, ginepri, sabbia bianchissima. Una delle spiagge più belle della Puglia e, in alta stagione, una delle più affollate. Consiglio pratico: arrivare presto o tardissimo, e mettere in conto qualche minuto a piedi dal parcheggio.
Gallipoli è due cose insieme: il centro storico sull’isola, con il porto e le pescherie, e le spiagge attorno. Punta della Suina, appena fuori città, è una scogliera bassa immersa nella macchia mediterranea, con calette di sabbia in mezzo. Ci si arriva a piedi da un parcheggio sterrato; l’odore è quello di mirto e salsedine.
Il soprannome è un’invenzione recente ma la sabbia è vera: bianca, sottilissima, con fondali che restano bassi per decine di metri. È lontana, quindi trattala come una gita di giornata: bagno, pranzo, e sulla via del ritorno una deviazione a Santa Maria di Leuca, dove i due mari si incontrano.
Tre cose imparate sul campo.
I tempi qui sopra valgono per giugno e settembre. Nella seconda metà di luglio e in agosto aggiungi dai quindici ai trenta minuti, soprattutto sulle strade verso lo Ionio e nel rientro serale.
Il parcheggio è spesso il vero costo della giornata: a Torre dell’Orso, Punta Prosciutto e Baia dei Turchi lascia in conto qualche euro e un po’ di cammino.
E se non guidi, esistono le linee estive del Salento in Bus verso le principali marine e i treni delle Sud Est per Otranto e Gallipoli: meno flessibili, ma funzionano.
C’è un’ora, verso le sette, in cui torni verso Lecce con i capelli ancora salati e il finestrino abbassato. La campagna si scurisce, le luci del centro storico si accendono sul barocco leccese, e la città che avevi lasciato assonnata ti aspetta con i tavolini fuori e l’odore di rustici appena sfornati.
A pochi minuti dal nostro hotel puoi scegliere ogni mattina che mare fare: l’Adriatico prima di colazione, lo Ionio nel pomeriggio, e la sera a piedi tra le corti di Lecce. Ti aspettiamo per aiutarti a decidere — e per dirti, giorno per giorno, da che parte tira il vento.
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