Ci sono mattine in cui il centro storico, con le sue facciate dorate e i suoi cortili in ombra, chiede una pausa. Basta una bicicletta per scoprire che da Lecce il mare è molto più vicino di quanto sembri: meno di trenta chilometri, quasi tutti in piano, senza una salita che meriti il nome. Si esce di città dopo colazione e si arriva a Torre dell’Orso in tempo per il primo bagno, davanti alla sabbia chiara e alle due falesie gemelle che chiudono la baia.
Il bello di partire da qui è che la giornata inizia sul marciapiede davanti all’ingresso. Nel giro di pochi minuti la città si dirada, le rotonde lasciano il posto alle strade provinciali e poi alle stradine bianche fra i muretti a secco. Il traffico sparisce prima ancora di essersi scaldati le gambe, e da lì in avanti si pedala quasi sempre in compagnia soltanto degli ulivi.
Merine, Vanze, Pisignano: paesi piccoli, piazze con una chiesa e un bar, case basse imbiancate. È la parte in cui si capisce che il Salento non è solo costa. A metà strada conviene deviare di un paio di chilometri per Acaya, uno dei pochi borghi fortificati della Puglia rimasti intatti, con il castello, la porta e il fossato ancora al loro posto. Sono venti minuti in più che valgono tutta la giornata.

Il castello di Acaya, a due chilometri dal percorso.
Poco oltre si costeggia l’oasi delle Cesine, una fascia di stagni, canneti e pinete che l’Adriatico ha lasciato dietro le dune. È zona di aironi e di fenicotteri in primavera, e il silenzio, in bicicletta, si sente in un modo che in macchina non si sente mai. Poi la strada gira, compare una torre costiera e all’improvviso c’è il mare.

Da Torre Specchia Ruggeri in poi si pedala con l’acqua a sinistra per quasi dieci chilometri. Si attraversa San Foca, con il porticciolo e i primi bagnanti, e si arriva a Roca Vecchia, dove vale la pena scendere dalla sella: la Grotta della Poesia è una piscina naturale scavata nella roccia, con le pareti coperte di iscrizioni messapiche e latine, e resta uno dei posti più fotografati di questa costa.
Gli ultimi due chilometri corrono sulla pineta e finiscono a Torre dell’Orso, davanti alle Due Sorelle, i due faraglioni che secondo la leggenda sono due ragazze che si tuffarono insieme. Chi ha ancora voglia prosegue un chilometro e mezzo fino a Torre Sant’Andrea, che è più selvaggia e meno affollata. Per il ritorno le possibilità sono tre: rifare la strada al fresco del tardo pomeriggio, prendere l’autobus di linea, oppure farsi venire a prendere con il furgone.

La Grotta della Poesia, poco prima dell’arrivo.
Il periodo giusto va da marzo a giugno e da settembre a novembre, quando la litoranea è libera e la luce è bassa. Non serve una bici da corsa: una citybike o una e-bike bastano, perché il dislivello di tutta la giornata sta in poche decine di metri. Serve solo acqua, un cappello e la voglia di fermarsi spesso.
Percorso e traccia GPX a cura di Apulia Bike Tours, operatore locale di viaggi in bicicletta in Puglia.
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